mercoledì 11 settembre 2013

Il progetto "Voci di fuori, voci di dentro"


Un progetto molto significativo, all’interno del quale venivano svolti due percorsi paralleli molto importanti, è il progetto “Voci di fuori, voci di dentro”, organizzato dal Centro di Servizio per il Volontariato di Treviso (C.S.V.) in partnership con l’Ufficio Scolastico Territoriale XI e l’I.P.M. di Treviso, con il supporto delle associazioni Amnesty International e NATs per…; tale progetto aveva una durata complessiva di sette mesi. Esso era un’esperienza formativa attiva che si basa sul confronto tra studenti delle scuole superiori della provincia e i ragazzi detenuti all’interno dell’I.P.M.. Il cuore del progetto si basava nell’incontro faccia a faccia tra mondi di vita differenti, che permetteva lo scambio di pensieri e riflessioni intorno a tematiche comuni, ma che soprattutto consentiva ai ragazzi coinvolti (di fuori, come di dentro) di lavorare su aspetti importanti del vivere nel mondo con gli altri, e del vivere in un contesto sociale più ampio, contribuendo a promuovere il senso di cittadinanza attiva che si esplica anche attraverso l’educazione alla legalità. Tutto questo, attraverso un confronto continuo e diretto tra i ragazzi (pur considerando i vincoli imposti da un regime di restrizione della libertà individuale), con la costante presenza di educatori, docenti e volontari.
Andando più nello specifico, il percorso era a numero chiuso, come già detto coinvolgeva i ragazzi detenuti dell’I.P.M. e gruppi di ragazzi e ragazze (max5/6) provenienti da Istituti superiori della provincia, preferibilmente di classe quarta. Il tema principale che faceva da filo conduttore per i due percorsi presenti all’interno del progetto, era quello del lavoro minorile e delle sue molteplici implicazioni anche in correlazione ad altri diritti (affetti, istruzione, tempo libero, salute, vita dignitosa, protezione minori, non discriminazione, ecc..); i ragazzi sia interni che esterni, si confrontavano su storie di vita, che invitavano alla riflessione e all’approfondimento a livello culturale, e ancor prima emotivo. Mentre il lavoro in I.P.M. tra docenti e ragazzi era costante durante tutto il percorso (quindi i ragazzi detenuti approfondiscono tutte le tematiche dell’annualità), il lavoro nelle classi si svolgeva a “staffetta”, cioè una classe alla volta lavorava sulla singola tematica scelta per circa un mese. Lo spazio di confronto tra i ragazzi si nutre di riflessioni scritte, narrate, testi, storie, elaborazioni grafiche, pittoriche, video e audio.
Nei prossimi post verranno spiegati i due percorsi paralleli di questo progetto.

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